CHE SORPRESE CI RISERVA IL REGISTA AMALRIC E DESPLICHIN? E LA BRAVA COTILLARD? DA OGGI VIA AI FILM
Sono tanti anni che vado a Cannes e nulla sembra mutato, almeno in apparenza. Certo io non ho assistito agli anni d’oro in cui grandi attori e grandi registi si trovavano dentro a un Grand Hotel e poi mangiavano tutti insieme con anche i loro ammiratori, cameramen o giornalisti. Le divette erano all’ordine del giorno e si poteva ancora non fare file, passare il tempo anche se tesserati dietro a transenne per salire al Palazzo del Cinema fatto erigere diversi anni dopo il 1946, anno della nascita del Festiva francese avvenuto dopo quello di Venezia. La B,B. giocava con i cani sulla spiaggia e Visconti discuteva animatamente con Trouffeau, Renoir o Coppola ma anche artisti di fama internazionale. Ma allontaniamo i ricordi e veniamo ai nostri giorni, Già ho parlato della giornata d’apertura, ma non ancora nello specifico di ciò che ci aspetta sullo schermo, ossia i film, i veri protagonisti di questa grande chermesse o macchina mediatica e finanziaria.
Ironia della sorte, il film d’apertura, fuori concorso, ieri al Festival di Cannes, Les phantòmes d’Ismae”l, di Armand Desplechin, ha fatto naufragio un paio d’ore prima che Sea sorrow, il documentario sull’emergenza umanitaria nel Mediterraneo venisse proiettato…
Costruito sul filone, risaputo quanto pericoloso, del regista in crisi di ispirazione, è, per continuare la metafora, una pellicola che fa acqua da tutte le parti. Ci sono tre storie che si intrecciano, ma di cui almeno un paio non si concludono, con due donne che si danno il cambio nella vita di un uomo, più un genitore che non si rassegna alla scomparsa della figlia, più un diplomatico, fratello del regista, non si capisce bene se nella realtà o nella fantasia, che è tanto dotato per le lingue, quanto incapace nella professione…
Nonostante un cast di tutto rispetto, Les Phantòmes d’Ismae”l riesce anche nel difficile compito di rendere caricaturali attori di valore. Mathieu Amalric è insopportabile nei tic e nelle pose dell’intellettuale in difficoltà creativa, Marion Cotillard sbarra in continuazione gli occhi per rendere credibile una ragazza scomparsa a vent’anni, perché la vita la opprimeva, e che si ripresenta a quaranta dal marito perché, dopo essere stata in India, si sente leggera e può ricominciare a vivere…Infine, Charlotte Gainsbourg è un’astrofisica, il che dovrebbe significare una persona concreta: infatti accudisce il fratello handicappato, di cui conosciamo l’esistenza all’inizio del film, ma che vedremo, in foto, soltanto alla fine, senza che nelle due ore fra il prima e il dopo se ne sia mai sentita l’esigenza.
Dice Desplechin di aver “inventato una fila di piatti narrativi che poi ho fracassato sullo schermo. Quando sono tutti rotti, ecco che il film è terminato”… L’impressione dello spettatore, per la verità è diversa e rimanda a un servizio da tavola inutilizzabile. “Ho cercato –dice ancora- di fare un film vivo: non mi interessava fare un capolavoro!”. Lasciando stare la prima parte della frase, bisogna essere d’accordo sulla seconda. Desplichin è un regista di solito interessante e autobiografico (Conte de Noe”l, Comment je me suis disputé, Jimmi P.) Qui c’è un grande agitarsi, un po’ presuntuoso, sul nulla. Peccato.