Ecco vincitori del Festival di Venezia
Giunti al termine della 70esima edizione del Festival del Cinema di Venezia, un po’ di cifre: 52 i film nella selezione ufficiale dei lungometraggi, 17 le pellicole fuori concorso, il tutto frutto di una selezione che ha visto visionati 3470 film provenienti da 33 Paesi.
La Mostra ha aperto con un omaggio alla “terza dimensione” con il film “Gravity” di Alfonso Quaron con Sandra Bullock e George Clooney e ha chiuso sempre in 3D con “Amazonia” di Thierry Ragobert. Oltre ai Leoni doc, da segnalare il Premio Dedic, “Federazione Italiana Cineclub” dato all’unanimità per “Zoran, il mio nipote scemo”, di Matteo Oleotto, che si avvale di un grande Giuseppe Battiston. La motivazione mette in rilievo “la freschezza di una commedia che evita i luoghi comuni adottati per lo più dal genere in Italia, proponendo un personaggio divertente e amaro insieme, in un quadro ambientale insolito dove si confrontano due culture”. Altro riconoscimento è quello della Segnalazione Cinema for Unicef, assegnato alla Giuria dei Rgazzi del Leoncino d’Oro Agis Scuola a “Philomena” di Stepphen Frears. Nella motivazione si parla di “prodotto di non comune finezza, con un ritmo narrativo serrato e un’acuta verve comica che risolve e attenua la drammaticità tella tematica affrontata, capace di indurre lo spettatore a meditare sulla cesura fra religione istituzionale e religione personale e ammirare esempi umili di coerenza e rigore “casalinghi”, ma autentici”. Sempre l’Agiscuola per il Cinema ha decretato come miglior film “Sacro Gral” di Gianfranco Rosi, definito “Un affresco urbano, puntuale e a tratti ironico, nel quale la veste di documentario lascia spazio a una narrativa disinvolta. Un viaggio ciclico attraverso l’inesorabilità della vita che prosegue nell’eterno fluire del raccordo e trascende i destini individuali”. Infine il Premio Bianchi assegnato dal Sindaco dei Giornalisti Cinematografici è stato assegnato a Enzo D’Alò, maestro dell’animazione del cinema italiano. “Zaran, il mio nipote scemo” di Matteo Aleotto è già arrivato al quarto Premio collaterale, mentre “Philomena” al terzo, se si aggiunge il Premio Taddei in memoria all’omonimo gesuita studioso di cinema e il Premio “Queer Lion” per il giusto risalto dato a temi come l’omosessualità (su cui Alain Delon ha rilasciato una lunga intervista nauseato per un tema che in Francia come in Europa sta assumendo i contorni di una vera e propria Crociata gay nella quale sguazzano bene i politici), l’Aids e l’omofobia.
Il Premio Mimmo Rotella è andato a “L’Intrepido” di Gianni Amelio; il Premio Civitas a “Still Life” di Umberto Pasolini; l’Europa Cinema Label ha incoronato “La belle vie” di Jean Denizot. La Giuria del Premio Fedic ha deciso di assegnare una Menzione speciale a “L’arte della felicità” di Alessandro Rak. Mentre, il Premio Ambiente WWF è andato a “Amazzonia 3D”, “la storia di una piccola scimmia che sfugge alla cattività in un viaggio dove giaguari, aquile e farfalle catapultano il pubblico nella straordinaria biodiversità dell’Amazzonia. “Un viaggio tattile”, lo ha definito Isabella Pratesi che aiuta ad avvicinare i nostri cuori al patrimonio inestimabile della natura. L’amazzonia ha ben 5 mila specie di animali, 650 milioni di ettari di verde e 30 milioni di persone. Per l’occasione tante celebrities hanno indossato il braccialetto con il Panda realizzato da Cruciani a sostegno dei progetti WWF.
Alla presentazione della Giuria Venezia Classici e annuncio dei Premi per il miglior documentario sul cinema e Premio Venezia Classici per il miglior film restaura sono stati presenti il direttore della 70° Mostra del Cinema, Alberto Barbera, Stefano francia di Celle (curatore di Venezia Classici) e la tutta la Giuria di Venezia Classici. Entusiasmo per i cinefili per il primo film di Orson Welles “riscoperto” dopo 75 anni in Italia. La commedia perduta era in un magazzino di Pordenone. “Too much Johnson” fu girato dall’autore nel 1938 a New York e considerato dal mondo intero letteralmente una pellicola leggendaria. Tra le feste della Mostra del Cinema del Lido di Venezia, da segnalare, non per la presenza delle stelle o stelline del red carpet, ma per le sue finalità umanistiche l’evento “Women’s Night”, organizzato a sostegno della Unità di Senologia di Padova per la lotta contro i tumori al seno. L’evento ha avuto come partners il Gazzettino di Venezia; a fare gli onori di casa è stato il direttore dell’Excelsior, Giulio Polegato e la serata si è conclusa con una lotteria benefica. Mai si è vista così tanta gente e tutta concentrata per il Festival del Cinema, per Premio Letterario Il Campiello, per la Biennale d’Arte (quella di Danza è appena finita).
Leone d’oro a “Sacro GRA”, di Gianfranco Rosi, mentre la Coppa Volpi per la migliore interpretazione è andata a Elena Cotta protagonista di “Via Castellana Bandiera” di Emma Dante. Terzo premio tricolore è Orizzonti per la migliore regia, a Uberto Pasolini per Still Life. Leone d’argento a “Miss Violence”, di Alexandros Avranas che conquista anche laCoppa Volpi per il migliore attore che va al supercattivo Themis Panou che gestisce la sua famiglia come un bordello, tra violenza, suicidi e pedofilia. Il Gran Premio della Giuria è invece andato a “Cani randagi”, il racconto, attraverso silenzi e attese, di un padre e due figli homeless persi nei ritmi di una metropoli indifferente del regista e sceneggiatore taiwanese di origini malesi Tsai Ming-liang. Al giovane Tye Sheridan il premio Marcello Mastroianni andato aper la sua interpretazione in “Joe”. Il Leone del futuro – Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis va invece a “White shadow” della Settimana della Critica che racconta la maledizione di essere albini in africa in cui si crede alle proprietà taumaturgiche delle varie parti del loro corpo. Philomena di Stephen Frears, ottiene solo il Premio per la migliore sceneggiatura a Steve Cogan e Jeff Pope.