LA LA LAND, L’ESTATE ADDOSSO E THE LIGHT BETWEEN OCEANS DI DEREK CIANFRANCE…5a EDIZIONE DEL PREMIO “GIORNATE D’AUTORE”. IERI SERA FESTA GRANDE CON PATRIZIA WELSTET
Dopo la divertente, rilassante e interessante serata alla “Palazzina degli autori” grazie alla regia di Patrizia Welstet e dopo anche la proiezione “Tutti a casa” di Luigi Comencini, una pellicola restaurata si è passati ai ricordi e ai commenti …. sul lutto che il Presidente della Biennale Paolo Baratta e al Direttore della Biennale Cine Alberto Barbera ad oltranza. Già la rade cena di Gala era stata annullate e i fondi sono stati devoluti alle zone terremotate del centro Italia (cosa onorevole), ma che all’apertura del Festival i due “compari” abbiano deciso di rimanere nell’ombra ancora per lutto…senza parlare. Anche se oggi alla conferenza stampa alle 14 hanno dato il via ufficiale alla 73a Mostra del Cinema di Venezia.
Presidente di questa 73a Edizione della giornata degli autori è Ascanio Celestini: nel 206 come giurato e presidente c’era il grande Ettore Scola. Sono stati presentati prima della cena sul prato davanti al mare due libr: “Neve, Can, Piede” di Claudio Morandini e ” Il silenzio del lottatore” di Rossella Milone. Presenti oltre ai giornalisti e gli autori anche attori.
Passiamo ai film che o visto oggi. Prima voglio fare questa premessa: ogni rivoluzione che si rispetti dev’essere “Tornate all’antico, sarà un progresso”… Così, se nel XXI secolo, un regista recupera e ricrea un genere, il musical, venerabile relitto novecentesco, e se un direttore di festival lo presenta in concorso e in apertura, l’impresa diventa doppia quanto ad ambizione. Il fatto che poi sia coronata da successo è un’ulteriore sottolineatura del talento del primo e delle capacità del secondo.
“La la Land “è il film-misical di Damien Chazelle che Alberto Barbera ha scelto per inaugurare questa 73° edizione della Mostra di Venezia. Trentenne, Chazelle è lo stesso autore che con Whiplash sbancò due anni fa gli Oscar e i botteghini. Adesso si accinge a fare lo stesso. Ambientato nella Los Angeles dei giorni nostri, ha Ryan Gosling e Emma Stone come interpreti ideali: lui nei panni di Sebastian, uno spiantato pianista musicista jazz; lei in quella di Mia, aspirante attrice e, nell’attesa, cameriera in un caffetteria. Ambedue lottano per dare un senso alle loro vite in una città che vedono più come uno stato mentale che una cosa reale: sono dissociati, mai in sintonia e quindi feriti da ciò che li circonda, e però sono vivi. Grazie alle musiche di Justin Hurwitz, Chazelle gli costruisce intorno una storia allegra e sentimentale, piena di colore e di malinconia dove non c’è un dettaglio fuori posto. Gosling sembra che non abbia mai fatto altro che ballare e cantare, la Stone è uno di quei prodigi che fanno restare a bocca aperta: non è bella, non è sexy, eppure è incantevole.
“Mi sono innamorato i film musicali di Jacques Demy e da allora non ho più cambiato idea” dice Chazelle. “Come genere è il più emozionante, il più capace di arrivare dritto al punto e descrivere cosa davvero significhi sognare, innamorarsi, essere sopraffatti dalla gioia o dal dolore al punto che la grammatica dei normali film non basta ed è la realtà alterata a dominare”.Demy (Les parapluies de Cherbourg, Les demoiselles de Rochefort, Une al classico genere americano, quello reso celebre da Fred Astaire, Ginger Rogers, Gene Kelly, per intenderci, il francese Demy aveva saputo dargli qualcosa di diverso, in cui storia e musica erano paritari, la prima non un semplice pretesto della seconda, quest’ultima sempre tenuta in linea e mai preponderante. “I musical parlano di una condizione di confine” spiega ancora Chazelle, ovvero del confuso limite tra fantasia e realtà dove la magia e il quotidiano si confondono. “Ho voluto raccontare una storia intima, ricca di sfumature, nello stile di un’epopea musicale in cinemascope, e concentrarmi sui sentimenti: il primo rossore dell’innamoramento, il rimpianto per un’opportunità non colta o la speranza che un sogno possa finalmente avverarsi, tutte cose che possono così rendere la vita simile a un musical”.
“L’estate addosso” di Gabriele Muccino ha deluso: una stoia di 4raazzi, belli e bravi alla ricerca di una identità e di un futuro. Da un viaggio in America partendo da Roma si trovano a San Francisco e poi a Cuba…Belle scene, bravi attori ma non c’è una chiusa..anche se il film si lascia vedere. E poi “La luce sugli oceani”d i Derek Cianfrace racconta la storia di una coppia che vive su un isola e che non riesce ad avere figli. Le onde un giorno fanno arrivare una neonata abbandonata forse da un naufragio. L’inizio di una nuova nuova vita o una tragedia?