"MANZONICULTURA" APRE GLI INCONTRI CON I MILANESI CON LANDO BUZZANCA INTERVISTATO DA NICOLA PORRO. IL NUOVO FORMAT DI SYLOS LABINI
Bene, bravi, bis! Un merito va a Nando Buzzanca che ci ha raccontato un volto sconosciuto; l’altro a Nicola Porro come intervistatore e il terzo a Edoardo Sylos Labini che non è solo un attore (è in tournée con “Nerone”) ma è anche un intellettuale che vuole respirare e fare respirare nuova aria di cultura in una Milano che si è un po’ seduta per tante ragioni. Non solo Sylos Labini sostiene con caparbietà i nuovi talenti artistici, musicali, cinematografici, letterari, ma da ieri sera, in collaborazione con “Rai Scuola” si è inventato “Manzonicultura”, una “format” (non amo questa parola anche se contiene tutto il significato in questione), un modo per portare il dibattito e le grandi interviste al Teatro Manzoni che già è impegnato in prosa, cabaret, concerti…Gli aperitivi sono offerti da Casa Saclà alle ore 20, poi alle 21 parte l’incontro sul palcoscenico con personaggi del mondo della cultura. La prossima volta toccherà a Massimo Fini e a Pietrangelo Buttafuoco, il 15 dicembre e poi seguirà Carla Fracci, Fedele Confalonieri, Barbara D’Urso…e perchè no, la brava Valentina Cortese. Questo lo suggerisco io a Edoardo.
Sul palco del Teatro Manzoni di cui è presidente onorario Valda Foscale, accompagnati dalle musiche di Antonello Aprea, ieri sera si sono susseguiti spezzoni di film del grande Gerlando Buzzanca (questo il suo vero nome, accompagnato da uno dei suoi figli in platea, ha retto alla bellezza di 79 anni passati due ore di “interrogatorio” del vice direttore de Il Giornale Nicola Porro (conduttore su Rai 2 di Virus) che ha letteralmente bombardato di domande e tanta ironia il nostro “Restauratore” (dalla fiction televisiva interpretata da Buzzanca) che ha interpretato più di 100 film tra pellicole di celluloide e lavori televisivi. Chi non si ricorda la famosa frase “Mi vien che ridere…” in un simpatico duetto con Delia Scala in “Signore e signori” una serie che ha fatto la storia della televisione. L’ha voluta lui la bella e brava Delia, gli avrebbero dato cinque attricette e lui fece di quel programma un’allegoria, una satira di una società borghese che andava crescendo. Sposato da 55 anni con la sua deliziosa moglie che perse qualche anno fa, Buzzanca che dalla Sicilia si trasferì a Roma a 18 anni per iscriversi all’Accademia d’Arte Drammatica Sharov e per questo perse l’anno della maturità liceale scientifica, foraggiato da pochi soldi dati da degli zii e con cappotto e giacca regalati da altri parenti convinto che fare l’attore fosse cosa giusta, in realtà per i primi due anni e mezzo fece la fame, rubò persino la moneta dalla Fontana di tevi per tornare a casa a passare un Natale perchè sua madre non resisteva più senza vederlo e fu lì che incontrò la sua Lucia della quale si innamorò e che ebbe presto un figlio. Non per questo non ripartì, fece la comparsa, viveva in una piccola stanza con letto e cucina che non usava perchè il farsi da mangiare era un lusso, ma non per questo invidiava chi nella capitale si dava alla bella vita. Aveva due miti, Vittorio Gassman e Salvo Randone e a loro si rivolse disperato quando vide che quel mestiere era difficile e fare la comparsa non bastava. La sua prima parola la recitò a Teatro, all’opera, ma solo dei monosillabi, due parole. Dopo avere affrontato D’Annunzio davanti a Vittorio Gassman che lo incoraggiò, le porte della televisione gli furono aperte e Salvo Randone Fece la sua notorietà. Poi vennero anche i fil di Germi, Petri, Steno, Lattuada….”Divorzio all’italiana”, “Sacco e Vanzetti” furono dei capolavori anche se tanti lo ricordano per il “Merlo maschio” e altri film sull’onda, pura comicità istrionica.
“Sono contento di essere tornato sul palco del Teatro Manzoni dopo tanti anni di assenza, mi mancava e voi siete un pubblico stupendo che conosce e capisce l’arte e chi capisce l’arte comprende anche la vita. Io ho sofferto molto per la morte di mia moglie. Da Roma volle venire a Milano in clinica per non morire accanto a me a casa. Era di una femminilità incredibile e incredibile era anche la sua sensibilità. sono le donne che scelgono il maschio. Noi non facciamo proprio nulla. Quando avviene quel qualche cosa che le femmine hanno pensato da tempo nella loto testa è già tutto successo. Mi sono sempre considerato di destra, della destra politica di un tempo, ma mai sono stato antifemminista, ho sempre avuto ammirazione per il coraggio e la forza delle donne. Lei seppe sempre aspettarmi perchè aveva capito, al contrario dei suoi parenti, che non aveva sposato un incapace, ma uno che aveva talento e le idee chiare. Un grazie lo devo anche a lei”. Quando la mise incinta non era ancora maggiorenne, allora la maggiore età erano i 21 anni e lei ne aveva 17 o 18. “Lei visse per me e i nostri figli, ma era generosa con tutti, come mia madre che quel poco che aveva lo divideva con altri, ricordo di un ragazzino che non aveva il cappotto, era più piccolo di me, riuscì a scaldarlo…ma era un’altra Italia. Merlo italiano io? Una leggenda, ma so quale è il segreto per conquistare una bella donna, ignorarla. a un certo punto si stupisce e ti chiede che cosa ho che non va, non ti piaccio?”. Ironico, agile, con qualche piccolo cedimento di memoria, più che altro di coordinamento del tipo “come si dice quella cosa….?”, magari riferendosi a una pellicola da incollare o altre piccole sfumature. Stenio Solinas, inviato ed editorialista de Il Giornale aveva intervistato Buzzanca nella sua bella casa stile anni Sessanta-Settenta a Monte Mario e ricorda che quel piccolo difetto di non coordinamento delle parole lo aveva già allora, ma per lui fu una bella esperienza a ritroso di un mondo andato in estinzione, di grandi attori, di veri registi. Lavorò con le più belle e brave attrici e quando disse a suo padre che voleva fare l’attore gli arrivò una sberla. Eppure suo padre stava dietro le quinte del cinema prima come operatore e poi come addetto alle luci in teatro e vedeva quel mondo e non gli piaceva. Ma forse fu proprio grazie a lui che se lo portava dietro a 8 anni per vedere come si lavorava che si innamorò del mestiere dell’attore. Edoardo Sylos Labini a fine serata e tra gli applausi ha passato il microfono al pubblico per fargli delle domande. Dopo Buzzanca prima di andare a cena con tutti quanti ha fatto una foto dietro le colonne del teatro con un ragazzino handicappato. Un gesto di gentilezza e delicatezza per non volere ostentare “generosità”, buon cuore davanti a tutti…Lui che per dolore aveva pensato anche al suicidio.
In platea c’era Paolo Berlusconi editore de Il giornale, la Predidente Valda Foscale, Andrea Favari , amministratore de Il Giornale, Angelo Crespi,Andrea Pontini, amministratore de Il Giornale Web, Katia Noventa, Cristina Albertini, la scultrice Cris Dubini, l’architetto Marco Albini (in questi giorni si festeggiano i 50 anni dellaMM1 che porta laa firma del suo studio e che compie 50 anni), giornalisti e tanti ammiratori insieme agli sponsor come CDI, Poltrona Frau, RG.. Il Partito della cultura e il Nuovo Umanesimo culturale contro l’ignoranza voluto da Sylos Labini pare abbia funzionato..